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La voce di Arino :




VENEZIA
Perché Venezia è la città più bella (dire del mondo e fuorviante perché a nulla al mondo è paragonabile) ? Così scriveva Alessandro D’Avenia il 18 novembre sul Corriere. Venezia è la più bella perché conferisce all’acqua, che dello scorrere del tempo è la traduzione fisica, ciò che il suo inarrestabile fluire di per sé non ha: la bellezza. E come ci riesce? Come uno dei suoi maestri vetrai, soffiando mare e cielo tra palazzi di marmo e case di mattoni, tra tortuose calli e piazze inattese, tra ponti merlettati e molli incrostati d’alghe, che versa l’infinito nell’anima di chi la percorre. Sono andato a Venezia dopo i giorni devastanti dell’acqua alta. Per abbracciare ed accogliere un po’ d’Infinito. Sono entrato, tra un mare di folla devota, dentro il Tempio della Salute nel giorno a Lei dedicato. La Bontà Divina ha voluto trovassi uno spazio dove sedere e sostare “faccia a faccia” davanti alla meravigliosa icona della Vergine amata dai veneziani. A lei ho affidato tanti volti che ho portato con me. Dimensione anche questa, forse incomprensibile a tanti, del “prendersi cura”. L’icona della “Mediatrice di pace” (1) conquista per il suo volto ombrato e dolce. L’insieme della Basilica è di una straordinaria bellezza. All’inizio dell’articolo, D’Avenia, cita quello che secondo lui è il più bel libro mai scritto su Venezia: Fondamenta degli incurabili. (2) E parla del senso del sacro, che nasce e matura nel ricevere e custodire la bellezza, senza la quale disimpariamo a prenderci cura di cose e persone. E scrive: «Si è ciò che si guarda». Ricorda la credenza medioevale secondo cui una donna incinta doveva guardare solo cose belle per avere un bel bambino. Il Signore guidi il nostro sguardo nell’Avvento per avere un bel Natale.
L'ARCIPRETE DON SERGIO


DOMENICA 15 Dicembre Vangelo di Matteo 11,2-11.
Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me». Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. Egli è colui, del quale sta scritto: Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te. In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
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